Cronaca

Rivalità Pescara – Chieti: perché?

Marsilio assegna 2 dei 10 stalli taxi aeroportuali ai chietini generando concorrenza sleale con i pescaresi. Masci interviene.

Perché i pescaresi e i chietini non si sopportano?

Il motivo delle divisioni tra le due popolazioni ha radici storiche, che affondano nel triste passato della seconda guerra mondiale.

Dopo l’armistizio dell’8 settembre e lo sbarco degli alleati nel sud Italia, l’esercito tedesco iniziò a distruggere tutte le città italiane per non lasciare risorse e ricoveri alle truppe angloamericane che salivano da sud a nord.

Il confine tra i due schieramenti era una linea che divideva perfettamente a metà l’Italia: la cosiddetta linea Gustav che andava da Montecassino a Ortona.

I tedeschi rasero al suolo, tra gli altri, il comune di Pescara, che fu poi anche bombardata dagli inglesi tra l’agosto e il settembre del ’43.

Chieti, invece, per intercessione del Papa, non fu sfiorata dalle bombe e dichiarata “città aperta, non bombardabile”.
Le popolazioni sfollate, rimaste senza casa ed averi, avrebbero dovuto rifugiarsi a Chieti.

I chietini, però, non li accettarono e lasciarono tantissime persone in preda al loro disperato destino.

Fu un gesto gravissimo che rimase nelle menti e nei cuori di tutti gli abruzzesi. 

Testimonianze

Lo sceneggiatore calabrese Corrado Alvaro, anche lui sfollato a Chieti da Roma, che scrisse l’articolo “La viltà e gli intrighi dei Borghesi di Chieti” in cui ha denunciato molto duramente il comportamento dei chietini nei confronti degli sfollati , l’atteggiamento ambiguo della borghesia chietina che da un lato si ingraziava i tedeschi per timore di perdere il privilegio di citta aperta, collaborando e segnalando le persone da deportare , dall’altro negava gli aiuti agli altri italiani: se inizialmente il popolo d Chieti si mostro solidale, presto, dietro la spinta della borghesia la realtà cambiò: “Fu in breve spinta dagli sforzi della borghesia locale che favoriva i timori dei nazisti e dei fascisti a sfollare verso altre regioni a nord” – e ancora – “Orbene la borghesia burocratica e terriera e religiosa, temendo che un tale eccesso di popolazione minacciasse lo stesso sfollamento degli abitanti urbani, promosse la cacciata degli abitanti dei paesi […] Quando arrivarono gli alleati, da tutti gli angoli, da tutti i nascondigli, sbucarono come vittime quelli che si erano nascosti, per acquistare vantaggi di carriera; e il passeggio, fra i combattenti indaffarati e impolverati, il corso della città, era folto di gente che aveva tirato fuori la sua uniformina con la pistolina al cinturino, il berrettino sul viso palliduccio, come bambini che nel giorno della festa nazionale indossano il loro costumino da marinaretto o di bersagliere ” ( C. Alvaro da ” La viltà e gli intrighi dei Borghesi di Chieti ) Il Giudizio durissimo di Alvaro , continua in tutto il suo lungo pamphlet, è rivolto quasi esclusivamente nei confronti delle classi sociali medio alte di Chieti, ad onor del vero, però ci furono anche chietini si comportarono diversamente aiutando come potevano, tuttavia quasi tutti gli sfollati di Pescara, Francavilla, Montesilvano, Pianella, Spoltore e paesi vicini furono effettivamente costretti ad abbandonare la città e a cercare ricovero, e spesso la morte per bombardamenti, freddo e fame, in rifugi diroccati di campagna o addirittura nelle grotte. La seconda testimonianza , raccolta dal giornale IL CENTRO nello speciale LA MIA GUERRA del 1995 è di Ernesto Giannini, rifugiato con la madre a Chieti : “Inizialmente  l’accoglienza è ospitale, non solo nei confronti dei contadini che portano roba da mangiare. Poi l’occupazione, la fame e il clima degenera. Il Pane è poco per tutti e davanti ai forni spesso accadono tafferugli perché c’è chi non vuol dividere la miseria con chi non è di Chieti. Rombano i cannoni e chi tiene gli sfollati in casa vuole più soldi . Forse c’è chi specula. […] Fra i tanti casi a cui assistetti, quello che maggiormente mi mortificò fu quando mia madre, mentre faceva la fila di fronte al forno in Via Ravizza, ricevette uno sputo in pieno volto perché era una sfollata e avrebbe portato via il pane al cittadino chietino. Meschinità, reazione di sopravvivenza, non lo so e ancora oggi, a distanza di tanti anni, non riesco a darmi una spiegazione di quel disumano comportamento “

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